Vai al contenuto

Avvocato del Lavoro Milano

Se sei un ex dipendente che intende intentare una causa di lavoro o sei un imprenditore o un’azienda alla ricerca di un avvocato del lavoro a Milano per poter ottenere una giusta difesa, sei sulla pagina giusta. Qui analizzeremo insieme di cosa si occupa un avvocato del lavoro, quali sono i suoi compiti, e come scegliere il giusto avvocato del lavoro. Per avere ulteriori informazioni e richiedere una consulenza con un avvocato del lavoro, contattaci! 

Avvocato del Lavoro Milano: Di Cosa si occupa?

Un Avvocato del lavoro si occupa delle controversie fra dipendenti e datore di lavoro al sorgere o alla chiusura di un rapporto lavorativo o durante la sua validità. Il suo lavoro può essere di consulenza riguardo ad un contratto oppure può essere di rappresentanza legale di una delle due parti. Egli infatti può rappresentare sia un dipendente sia un imprenditore o una società, in modo da fornire ad ognuno la migliore rappresentanza legale possibile.

Dunque, il suo ambito di professione riguarda tutto ciò che rientra nel rapporto lavorativo fra dipendente e datore di lavoro, anche alla chiusura del loro rapporto lavorativo e indipendentemente dal tipo di contratto che era in vigore (quindi anche i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, ossia i co.co.co, o con le collaborazioni autonome occasionali, ossia i c.d., anch’esse soggette a specifici obblighi normativi).

Un avvocato del lavoro si occupa dunque di diatribe di natura economica fra datore di lavoro e dipendenti (o ex dipendenti, se si è ancora nei limiti temporali previsti dalla legge), durante una vertenza aziendale può rappresentare i dipendenti oppure offrire consulenza alle aziende, si occupa di controversie relative al comportamento in azienda o aiuta l’azienda nelle vertenze interne.

Nell’attuale panorama socio-economico, dove i rapporti di lavoro sono sempre più complessi, organizzati da un apparato giuridico in costante evoluzione, è fin troppo comune aver bisogno di un avvocato del lavoro per assicurarsi il corretto adempimento dei termini contrattuali oppure per favorire un ambiente di lavoro sereno, dove vige il rispetto fra dipendente e datore. Per questo è importante comprendere in quali casi è necessario rivolgersi ad un avvocato del lavoro per intentare una causa o per essere difesi. Un giuslavorista si occupa di tutto ciò che rientra nel rapporto dipendente\datore di lavoro, e questo può comprendere anche le norme di comportamento interno alle aziende. Una lista non esaustiva dei casi in cui è possibile chiedere l’intervento di un avvocato del lavoro comprende:

  • licenziamentirappresentazione-giustizia
  • licenziamenti collettivi
  • contratti di lavoro
  • lavoro in nero
  • lavoro autonomo
  • rapporti di agenzia
  • sicurezza sul lavoro
  • prevenzione da infortuni
  • infortuni sul lavoro
  • trasferimento di un’azienda
  • crediti di lavoro
  • demansionamento
  • dequalificazione professionale
  • procedimenti disciplinari (questa categoria comprende anche i procedimenti disciplinari contestati o da contestare)
  • mobbing (il mobbing comprende tutti quei comportamenti di un superiore o di un collega che si rivolgono contro un particolare individuo. Questi possono essere ripetuti quotidianamente e comprendono l’emarginazione sociale, il sabotamento del lavoro svolto o in svolgimento, la violenza psicologica e persino l’aggressione fisica. Se credi di rientrare in questa categoria, richiedi subito una consulenza.)
  • appalti
  • crediti di lavoro
  • dimissioni volontarie o per giusta causa

Ma esattamente, di cosa si occupa un avvocato del lavoro? Come si svolge il suo lavoro? Egli, per legge, prima di intentare una causa deve tentare di risolvere la situazione per via stragiudiziale (o processo extragiudiziale). Questo vuol dire che, prima di arrivare all’intervento di un giudice in un’aula di tribunale, è auspicabile tentare in un primo momento di risolvere la causa in altri modi, rimanendo sempre nell’ambito legislativo, e ciò si compie attraverso la mediazione. Una soluzione extragiudiziale è in genere da preferire poichè offre numerosi vantaggi sia dal punto di visto delle tempistiche (decisamente molto ridotte rispetto ad una causa) sia per un vantaggio economico. Infatti più a lungo si protrae una causa e maggiori saranno i suoi costi, mentre la mediazione consente di arrivare ad un giusto compromesso. Essa si può ottenere attraverso l’utilizzo di due importanti strumenti legali, ossia la conciliazione e successivamente l’arbitrato. Vediamo insieme di cosa si tratta:

Avvocati-che-concludono-una-conciliazione
In alcuni casi è possibile tentare la strada stragiudiziale prima di rivolgersi al tribunale.
  1. La conciliazione è il primo passaggio per tentare di risolvere un conflitto in modo stragiudiziale. Essa può essere proposta sia dal datore di lavoro sia dal dipendente, e per promuoverla è necessario compilare un’apposita richiesta. Questa deve essere redatta secondo precisi parametri, motivo per cui è necessario l’intervento di un esperto, ed essere consegnata attraverso raccomandata, pec o a mano. Se la richiesta non sarà debitamente completata, non sarà possibile procedere con la conciliazione, a meno che l’altra parte non decida egualmente di costituirsi ma, anche in questo casa, la richiesta di conciliazione dovrà essere successivamente integrata. La controparte può difendersi, durante la conciliazione, depositando delle sue memorie in cui difende il proprio operato, ma è necessario che lo faccia entro venti giorni dalla richiesta oppure entrambe le parti saranno libere di rivolgersi all’autorità giudiziaria. Seppur le cause di lavoro siano caratterizzate da tempi precisi e da prescrizioni veloci, la conciliazione non annulla alcun diritto di chi la promuove. Infatti durante il tentativo di conciliazione ogni decorso viene momentaneamente sospeso e riprende solo dopo venti giorni dalla sua fine. Inoltre in alcuni casi essa è obbligatoria e non facoltativa.
  2. L’arbitrato è il passo successivo alla conciliazione. Esso può essere deciso durante la conciliazione o dopo di essa e si svolge presso la Commissione di Conciliazione del lavoro o, in alternativa, presso le sedi sindacali. Durante l’arbitrato le parti in causa lasciano che sia una terza parte imparziale a decidere. Il compito dell’avvocato, anche in questo caso, consiste non solo nell’assistere il suo cliente nella scelta del rappresentante arbitrale ma anche di aiutarlo nella preparazione dei relativi incartamenti necessari per poter così procedere con l’arbitrato secondo la normativa vigente. A differenza della conciliazione, con l’arbitrato è importante essere certi di potersi rivolgere a questa misura, in base alla natura del relativo caso legale.

Infine, se questi tentativi di mediazione non giungono ad un risultato o ad una qualunque forma legale di accordo, sarà necessario rivolgersi ad un tribunale. Le controversie lavorative vengono espletate presso il Tribunale ordinario, in funzione di Giudice unico del lavoro. Dunque in un primo grado di appello troviamo un solo giudice mentre successivamente, se una delle due parti decide di proseguire con un secondo grado di giudizio, la decisione ricadrà sulla Corte d’Appello. Si ricorda che un buon avvocato del lavoro si occupa prima di arrivare ad una qualunque forma di mediazione e, solo se questa non è possibile, sceglie la strada giuridica. Tentare sempre prima di giungere ad un buon compromesso è fondamentale per gli interessi del cliente, che altrimenti sarà costretto ad attendere un lungo inter giuridico dall’esito non sempre certo.

Il tempismo è un elemento necessario se si vuole iniziare una controversia nell’ambito del diritto del lavoro. In tutti gli ambiti legali le tempistiche sono soggette a normative specifiche, ma raramente sono ristrette quanto in questo caso. Questa peculiarità è necessaria per poter dirimere facilmente le controversie lavorative, nel minor tempo possibile. Prendiamo ad esempio il caso di un licenziamento: i tempi per impugnarlo sono di solo sessanta giorni dall’arrivo della lettera di licenziamento, scaduti i quali non sarà possibile procedere ad alcun ulteriore iter giuridico. Dopo aver comunicato, attraverso i giusti canali, il desiderio di impugnare un simile provvedimento, si hanno a disposizione solamente centoottanta (180) giorni per poter procedere attraverso la richiesta di una conciliazione o rivolgendosi ad un tribunale. Se si sceglie la via stragiudiziale e la controparte oppone un rifiuto, per procedere con l’iter giudiziario. Questo è solo un esempio, ma i tempi per intentare una causa nell’ambito del diritto del lavoro sono sempre molto stringenti, per questo è importante scegliere in breve tempo un buon avvocato del lavoro. 

Come scegliere un avvocato del lavoro?

Il mondo del lavoro è in costante evoluzione. Le leggi che lo regolano cambiano fin troppo velocemente, alcuni contratti vengono dichiarati nulli, alcuni diritti del lavoratore o dell’imprenditore mutano e si modificano, e in questo panorama è difficile trovare un valido avvocato del lavoro capace di essere sempre aggiornato sulle novità, per poter essere difesi al meglio. Ogni giuslavorista necessita di aggiornarsi costantemente, per essere al pari passo con un apparato normativo mutevole, e deve saper difendere sia i diritti dei lavoratori sia i diritti dei datori, in egual misura. Per scegliere un buon avvocato del lavoro è necessario assicurarsi che egli sia costantemente aggiornato e che il suo percorso di studi sia adeguato al ruolo che ricopre. Infatti, oltre ad aver frequentato la facoltà di giurisprudenza, un buon giuslavorista dovrebbe avere conoscenze anche di economia, oltre ad aver sostenuto esami relativi al mondo del lavoro e dell’impresa. Anche la tesi, è auspicabile che sia relativa al diritto del lavoro. Egli deve inoltre aver sostenuto un tirocinio in uno studio che si occupi di tematiche relative al diritto del lavoro, così da completare il suo ciclo di studi prima di sostenere l’esame per iscriversi all’albo degli avvocati. libri-di-giurisprudenza

Un buon avvocato del lavoro è esperto nelle tematiche relative al mondo del lavoro, alla gestione delle controversie fra dipendenti o fra dipendenti e datore di lavoro. Deve essere attento ai suoi clienti, avere come priorità i loro interessi, dedito ad ogni causa, ed essere celere, così da rispettare le scadenze previste per legge. Si ricorda infatti che a differenza di altri ambiti, in quello del diritto del lavoro i tempi sono particolarmente ristretti. Se cerchi un avvocato del lavoro a Milano, contattaci per ottenere una consulenza nel più breve tempo possibile. 

Quanto costa un avvocato del lavoro?

I costi, quando si decide di addentrarsi in una causa di lavoro, possono spaventare. Prima di procedere è importante ricordare che il lavoro è alla base della nostra Repubblica e che combattere per i propri diritti è sempre fondamentale, sia per le attuali generazioni sia per le future. Inoltre i diritti dei lavoratori sono cambiati negli ultimi anni e, dal 2018, chi denuncia un licenziamento ingiusto non è più tenuto a pagare le spese legali del suo ex datore di lavoro, anche nel caso in cui la causa non ha esito positivo.

La domanda però rimane: quanto costa un avvocato del lavoro? Quanto costa intentare una causa di lavoro?

Purtroppo non è possibile fornire una risposta a questa domanda senza aver prima avuto un qualunque tipo di consulenza con un avvocato del lavoro. Ogni causa è a sé stante, ogni professionista ha le proprie parcelle, e ogni procedimento giudiziale può avere spese diverse. Si ricorda però che in alcuni casi è possibile, in caso di esito positivo, che sia la controparte a dover pagare le spese legali. Dunque, per avere ulteriori informazioni sugli eventuali costi di una causa di lavoro, contattati al più presto per una consulenza.

 

Compila il form presente sul nostro sito o telefonaci al numero indicato per avere ulteriori informazioni e trovare l’avvocato del lavoro a Milano che può soddisfare le tue esigenze.

Tabella dei Contenuti

Richiedi un preventivo gratuito e senza impegno

Scopri gli altri servizi